Dopo la sentenza definitiva a sezioni riunite della Corte di Cassazione del 2010 che stabiliva come la DC non fosse mai stata sciolta, perché la sua sostituzione con il Partito Popolare Italiano promossa da Martinazzoli nel 1993 non era avvenuta per decisione del Congresso, l’unico ad averne la competenza, i soci si erano mobilitati per riattivare il partito, riuscendovi, dopo un primo tentativo assembleare nel 2012 su convocazione del vecchio Consiglio Nazionale, che aveva eletto Segretario l’on. Gianni Fontana di Verona, annullato per inosservanza dello Statuto. Il percorso è stato avviato da un’Assemblea nazionale convocata su autorizzazione del Tribunale di Roma e proseguito con un Congresso (il XIX) che aveva eletto gli organi.

La ripresa del partito con l’adesione di nuovi soci in quasi tutte le regioni italiane ha avuto un successo particolare in Sicilia, grazie anche all’impegno di Totò Cuffaro, già Presidente della Regione, che aveva espiato in carcere la condanna per aver agito in modo da favorire indebitamente alcuni. Riuscì a far crescere molto il partito e i suoi consensi elettorali (cinque consiglieri regionali alle ultime votazioni) fino ad essere eletto Segretario politico della DC nazionale nel XX Congresso tenutosi a Roma nel 2023 e ad avere un’ampia maggioranza negli organi del partito, Comitato Nazionale e Direzione Nazionale. Nel Congresso venne approvata anche una modifica di Statuto che dava al Segretario politico la rappresentanza legale del partito (fino ad allora nella DC era del Segretario Amministrativo), e a tre figure (elette in Congresso) il potere di scegliere simboli e alleanze, in accordo con la Direzione, il Segretario politico, il Vice-segretario vicario e il Presidente del Consiglio Nazionale.

A Presidente fu eletto Renato Grassi (già Segretario nel Congresso precedente) e a Vice-segretario vicario Gianpiero Samorì, emiliano, già attivo in politica in altre formazioni ma che aveva deciso di impegnarsi nella DC. Ricordo che un ritardo di sette ore del treno AV che mi portava da Trento a Roma impedì di essere eletto Presidente del Congresso (ero Presidente del Consiglio Nazionale) anche se svolsi al Congresso il mio ruolo di coordinatore delle scelte programmatiche e di delega al Consiglio Nazionale di quelle statutarie. Presidente del Congresso fu eletta l’on. Francesca Donato, allora parlamentare europea uscita dalla Lega e che sembrava potesse agevolare il partito a presentarsi alle elezioni europee. È poi stata eletta vice-presidente del Consiglio Nazionale.

Il partito pareva ai più (dominanti i delegati siciliani) aver imboccato una strada positiva: un Segretario politico sì già in carcere ma pentito, non più interessato a cariche istituzionali e con capacità di mobilitare consensi, un Vice-segretario che prometteva risorse economiche per il partito, una parlamentare europea che apriva le porte alla partecipazione alle elezioni europee in collegamento con il PPE. Quando quindi nell’autunno scorso la magistratura inquirente prese provvedimenti cautelari di restrizione della libertà nei confronti di alcuni esponenti della DC in Sicilia e soprattutto nei confronti del Segretario politico Totò Cuffaro per una gestione informale del potere contravvenendo alle leggi (raccomandazioni e nomine specie nella sanità regionale, con parallela elargizione di denaro; non ho conoscenza dei particolari al riguardo) sembrò che il progetto della riattivazione della DC fosse crollato, specie in Sicilia. I consiglieri regionali DC in Sicilia ebbero offerte di entrare in altri partiti; il Presidente della Giunta regionale siciliana estromise dalla sua maggioranza i due assessori DC; lo stesso Cuffaro si dimise dalla sua carica di Segretario nazionale senza dare alcuna giustificazione dei suoi comportamenti; gli stessi organi nazionali DC nulla dissero al riguardo, neppure che nessuno è colpevole fino al terzo grado di giudizio. Si aprì invece il processo di sostituzione del Segretario nazionale a norma di Statuto, reggendo temporaneamente la Segreteria il Vice-segretario vicario.

Tale percorso si è rivelato tuttavia irto di ostacoli. Uno di tipo politico, la difficoltà di accordo tra consiglieri regionali siciliani e segreteria regionale DC. Un altro formale, la difficoltà a riunire a Roma la maggioranza dei membri del Consiglio Nazionale (i più siciliani, con gli alti costi dei trasporti), maggioranza necessaria per eleggere un nuovo Segretario. L’applicazione della norma del Codice Civile per le associazioni che prevede la possibilità di deliberare senza vincoli di numero di presenti in seconda convocazione, da me suggerita, non venne ritenuta dal Vicesegretario praticabile, dato un articolo dello Statuto che per quanto da esso non regolato si facesse riferimento al Regolamento Camera dei Deputati, che non prevede la seconda convocazione. Per superare l’impasse venne anche proposto di modificare seduta stante lo Statuto, ma ciò era reso impossibile dalla mancanza di delega congressuale in merito e dalla pur sempre necessaria maggioranza assoluta dei presenti. Una prima volta in dicembre si rimandò per mancanza di numero legale ogni decisione, lo si fece una seconda volta il 10 di gennaio, pur essendovi dopo la prima anche la seconda convocazione, ma nell’ultima volta, il 31 gennaio, in mancanza del numero legale, venne adottata una soluzione che consentiva di andare avanti, prendendo atto della ripetuta mancanza del numero legale e quindi rinunciando all’elezione del nuovo Segretario. A maggio prossimo scade il triennio di durata in carica degli organi e quindi va tenuto il XXI Congresso. Nel frattempo le funzioni di Segretario vengono svolte dal vice-segretario vicario dott. Gianpiero Samorì, in accordo con il Presidente del Consiglio Nazionale dott. Renato Grassi. Del resto il Vice-segretario vicario e il Presidente sono due delle tre figure di vertice rilevanti per le scelte politiche, assieme alla Direzione, previste dall’ultima revisione statutaria. Nel contempo vengono nominati due vice-segretari su proposta di Samorì, uno gradito ai consiglieri siciliani d’accordo con il partito regionale siciliano (Nuccia Albano, consigliera regionale) e uno, l’on. Luigi D’Agrò, veneto, uno dei cinque che furono delegati dai soci DC a riattivare il partito dopo la sentenza della Cassazione (gli altri sono il dott. Renato Grassi, l’on. Alberto Alessi – deceduto, il prof. Nino Luciani, uscito dal partito ed il sottoscritto). In Direzione sono poi decise le condizioni di ritiro dei commissariamenti decisi in precedenza dal vice-segretario Samorì e che avevano inasprito i rapporti con il segretario regionale siciliano.

Nel mio intervento in Consiglio Nazionale avevo sottolineato quattro elementi:

  1. l’opportunità che il partito esprimesse una posizione sulla vicenda che ha coinvolto l’on. Totò Cuffaro
  2. che date le vicende siciliane e la necessità di maggiore presenza nel Centro e nel Nord fosse opportuno scegliere un segretario non siciliano
  3. che fosse ribadita anche nella scelta del Segretario l’identità della DC come partito di esplicita ispirazione cristiana
  4. che nel procedere fosse garantita l’osservanza dello Statuto, in particolare della norma che prevede il voto segreto per l’elezione di persone.

Su quest’ultimo punto molti membri del Consiglio Nazionale sollevarono obiezioni, evidentemente avvezzi ad altro modo di procedere, ma alla fine non si è votato alcun nuovo Segretario, mentre per il terzo il dott. Samorì ricordò come da giovane fosse stato nella DC, corrente di Donat Cattin e che ancora si sente democristiano. Sul secondo il risultato finale è stato un riequilibrio nelle figure di vertice tra Sicilia e Nord, mentre sul primo non vi è stata risposta alcuna, ma qualcuno ha espresso la certezza che Totò Cuffaro tornerà ad avere il suo ruolo con il proscioglimento da ogni addebito. Fatto che tutti i DC auspicano.

Con il 31 gennaio pare essersi conclusa positivamente una fase difficile della DC riattivata. Il Vice-segretario vicario in Direzione ha annunciato dei passi per aprire a Roma una sede nazionale, ha espresso speranza di sostegni finanziari e promesso iniziative di migliore organizzazione del partito. Come noto in Trentino la DC aveva trovato prosecuzione con il Centro Popolare. Questo, riattivata la DC, a norma del suo Statuto ha deliberato di stabilire con la DC un patto di stabile cooperazione, affidando ad essa le funzioni in materia di elezioni, in particolare nazionali ed europee. La capacità della DC nazionale di superare questa crisi non può che portare alla conferma di tale accordo, nella consapevolezza, peraltro, dell’opportunità di coltivare gli spazi di autonomia a suo tempo rivendicati anche nei confronti del CDU (ottenuti) e dell’UDC (non ottenuti), nella speranza che comunque si rafforzi il processo di unificazione di tutte le iniziative politiche ispirate al pensiero sociale cristiano.

Renzo Gubert
Trento, 4 febbraio 2026